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VivereMilano non deve arrendersi alla fine della cultura civica
Di Cesare Fracca ( 11/12/2006 @ 12:32:53, in Generale, letto 4796 volte)
Mi è capitato fra le mani un libro dedicato a Milano da un giornalista inglese, John Foot, che insegna storia contemporanea all'University College di Londra e dimostra di conoscere abbastanza bene la nostra città. Il libro è intitolato «Milano dopo il miracolo. Biografia di una città» e il ritratto, pur con il riconoscimento del grande ruolo avuto da Milano nel Dopoguerra, è abbastanza spietato. Mi ha colpito in particolare questo passaggio che trascrivo: l'individualismo rampante della metropoli moderna ha schiacciato ogni forma di cultura civica collettiva in grado di organizzare la società in modo razionale. Un nuovo tipo di familismo settentrionale nasce a Milano durante il boom senza alcun rapporto significativo, a livello locale o nazionale, con le forme positive del senso comunitario o civico. Questa è la cultura che trionfa negli anni Ottanta e il risultato è la Tangentopoli della Milano da bere. I meccanismi e l'economia della Milano odierna cospirano contro un possibile cambiamento radicale della situazione. La città non si ferma mai, né può farlo se vuole sopravvivere. Nonostante gli ingorghi siano all'ordine del giorno, si rinuncia raramente all'uso della macchina, scrive Foot. Se mai Milano ha avuto una cultura civica, l'ha sicuramente perduta... Alegher. Che ne dice?
Donatella Trabucchi
Si dica e si scriva quel che si vuole, Milano è e resta una città- avanguardia dei cambiamenti nel nostro Paese. Crisi, declino, miracolo, perdita di identità, egoismi, solidarietà, razzismi, volgarità e civismo, interpretano momenti precisi in linea con l'andamento generale di una società che si interroga più sul presente che sul futuro. L'inglese John Foot ha registrato uno stato d'animo sempre più diffuso a Milano: l'insofferenza per i tempi, la nevrosi della fretta, la scarsa partecipazione ai temi di pubblico interesse. Tutto vero, ma non sono d'accordo con la sua analisi così tranchant. Il senso civico appare declinante, ma io ho continuamente, dai lettori di questa rubrica, la dimostrazione che è vivo, che non è affatto scomparso e che Milano, con le sue contraddizioni e la sua complessità, è ancora uno straordinario laboratorio per la rivoluzione del buon cittadino. Le tante lamentele che spesso pubblichiamo in questa rubrica del Corriere sono un appello esplicito a creare un club del senso civico, una rete di cittadini più attenti e sensibili a quella che oggi chiamiamo vivibilità, che si potrebbe semplificare anche nella buona educazione. E come direbbe ancora il nostro amico Emilio Tadini, ogni volta che critichiamo Milano non intendiamo il Comune, e chi lo governa, ma la nostra città, il luogo dove viviamo. La politica, comunque, dovrebbe fare tesoro di queste indicazioni e non prenderle sempre come un'accusa. Purtroppo o per fortuna il senso civico non ha gran voce per farsi sentire, non è uno spot che si può mercanteggiare e neanche un business che rende, si nutre della buona volontà delle persone e della fatica di pochi entusiasti con il cuore da illuministi. Quando da queste pagine è nato il movimento dei trenta- quarantenni che avevano preso il senso civico come modello da rilanciare ho pensato che si poteva riempire finalmente quel vuoto tra generazioni che causa egoismi e chiusure. Purtroppo si deve remare a lungo e controcorrente per difendere certe buone idee. Ma lo spazio, per fortuna, c'è ancora. Dire che il senso civico è morto è un luogo comune, cara Donatella. Alegher, c'è da tirarsi su le maniche. di Giangiacomo Schiavi
Donatella Trabucchi
Si dica e si scriva quel che si vuole, Milano è e resta una città- avanguardia dei cambiamenti nel nostro Paese. Crisi, declino, miracolo, perdita di identità, egoismi, solidarietà, razzismi, volgarità e civismo, interpretano momenti precisi in linea con l'andamento generale di una società che si interroga più sul presente che sul futuro. L'inglese John Foot ha registrato uno stato d'animo sempre più diffuso a Milano: l'insofferenza per i tempi, la nevrosi della fretta, la scarsa partecipazione ai temi di pubblico interesse. Tutto vero, ma non sono d'accordo con la sua analisi così tranchant. Il senso civico appare declinante, ma io ho continuamente, dai lettori di questa rubrica, la dimostrazione che è vivo, che non è affatto scomparso e che Milano, con le sue contraddizioni e la sua complessità, è ancora uno straordinario laboratorio per la rivoluzione del buon cittadino. Le tante lamentele che spesso pubblichiamo in questa rubrica del Corriere sono un appello esplicito a creare un club del senso civico, una rete di cittadini più attenti e sensibili a quella che oggi chiamiamo vivibilità, che si potrebbe semplificare anche nella buona educazione. E come direbbe ancora il nostro amico Emilio Tadini, ogni volta che critichiamo Milano non intendiamo il Comune, e chi lo governa, ma la nostra città, il luogo dove viviamo. La politica, comunque, dovrebbe fare tesoro di queste indicazioni e non prenderle sempre come un'accusa. Purtroppo o per fortuna il senso civico non ha gran voce per farsi sentire, non è uno spot che si può mercanteggiare e neanche un business che rende, si nutre della buona volontà delle persone e della fatica di pochi entusiasti con il cuore da illuministi. Quando da queste pagine è nato il movimento dei trenta- quarantenni che avevano preso il senso civico come modello da rilanciare ho pensato che si poteva riempire finalmente quel vuoto tra generazioni che causa egoismi e chiusure. Purtroppo si deve remare a lungo e controcorrente per difendere certe buone idee. Ma lo spazio, per fortuna, c'è ancora. Dire che il senso civico è morto è un luogo comune, cara Donatella. Alegher, c'è da tirarsi su le maniche. di Giangiacomo Schiavi
# 1
A proposito di "cultura civica collettiva", ancora una volta lancio un grido di aiuto per la situazione che tutta Milano sta viviendo nella zona Paolo Sarpi.
E' vero, un solo punto in una situazione ben più grande, ma mi preme ancora sottolinearlo. Ma voi lo sapete vero, che la comunità cinese installatasi in zona Sarpi funziona esattamente come una rete mafiosa? lo sapete che c'è chi ricevendo mazzette in contanti chiude un occhio di fronte alle quotidiane infrazioni della legge e del rispetto della libertà altrui? lo sapete che in zona Sarpi TUTTO si può fare??? tutto, parcheggi selvaggi, finti negozi che nascondono traffici poco chiari, igiene inesistente in quelli che realmente vendono alimentari, blocco dei tram con simpatici furgoncini che scaricano merce dalla mattina alla sera, e via così.... ma in zona Sarpi SI PUO'! e la cosa deprimente è che a nulla servono le chiamate quotidiane ai vigili, le attività del gruppo Vivisarpi, le lamentele dei negozianti che da un giorno all'altro cedono la loro attività perché oramai isolati. Cultura civica collettiva? Anche su questo bel problemino forse bisognerebbe riflettere, e rimoboccarsi le maniche... Ma l'unica cosa che si sente dire a proposito è: NON C'E' NULLA DA FARE, "LORO SONO TROPPO FORTI", SI STANNO ESPANDENDO SEMPRE DI PIU' E NESSUNO PUO' FARE APPLICARE LE REGOLE". Viva l0integrazione e il rispetto delle culture..... e la nostra di cultura...? proviamo a cercarla tra una tuta acrilica e un paio di mutandine ghepardate, all'ingrosso ovviamente in zona Sarpi.
E' vero, un solo punto in una situazione ben più grande, ma mi preme ancora sottolinearlo. Ma voi lo sapete vero, che la comunità cinese installatasi in zona Sarpi funziona esattamente come una rete mafiosa? lo sapete che c'è chi ricevendo mazzette in contanti chiude un occhio di fronte alle quotidiane infrazioni della legge e del rispetto della libertà altrui? lo sapete che in zona Sarpi TUTTO si può fare??? tutto, parcheggi selvaggi, finti negozi che nascondono traffici poco chiari, igiene inesistente in quelli che realmente vendono alimentari, blocco dei tram con simpatici furgoncini che scaricano merce dalla mattina alla sera, e via così.... ma in zona Sarpi SI PUO'! e la cosa deprimente è che a nulla servono le chiamate quotidiane ai vigili, le attività del gruppo Vivisarpi, le lamentele dei negozianti che da un giorno all'altro cedono la loro attività perché oramai isolati. Cultura civica collettiva? Anche su questo bel problemino forse bisognerebbe riflettere, e rimoboccarsi le maniche... Ma l'unica cosa che si sente dire a proposito è: NON C'E' NULLA DA FARE, "LORO SONO TROPPO FORTI", SI STANNO ESPANDENDO SEMPRE DI PIU' E NESSUNO PUO' FARE APPLICARE LE REGOLE". Viva l0integrazione e il rispetto delle culture..... e la nostra di cultura...? proviamo a cercarla tra una tuta acrilica e un paio di mutandine ghepardate, all'ingrosso ovviamente in zona Sarpi.
Di
Ale
( 11/12/2006 @ 13:02:05)
# 2
Controcorrente ?
La verità è che la cosa più interessante successa a Milano da settembre ad oggi è stata l'esibizione della misteriosa ballerina di lap dance in metropolitana ...
... questo la dice tutta su Milano e sullo spirito civico invocato da G.Schiavi ...
... e i media stessi hanno seguito questa scala di valore, dando un sacco di spazio alla ballerina ...
La verità è che la cosa più interessante successa a Milano da settembre ad oggi è stata l'esibizione della misteriosa ballerina di lap dance in metropolitana ...
... questo la dice tutta su Milano e sullo spirito civico invocato da G.Schiavi ...
... e i media stessi hanno seguito questa scala di valore, dando un sacco di spazio alla ballerina ...
Di
Andrea
( 11/12/2006 @ 13:02:16)
# 3
A proposito di "cultura civica collettiva", ancora una volta lancio un grido di aiuto per la situazione che tutta Milano sta viviendo nella zona Paolo Sarpi.
E' vero, un solo punto in una situazione ben più grande, ma mi preme ancora sottolinearlo. Ma voi lo sapete vero, che la comunità cinese installatasi in zona Sarpi funziona esattamente come una rete mafiosa? lo sapete che c'è chi ricevendo mazzette in contanti chiude un occhio di fronte alle quotidiane infrazioni della legge e del rispetto della libertà altrui? lo sapete che in zona Sarpi TUTTO si può fare??? tutto, parcheggi selvaggi, finti negozi che nascondono traffici poco chiari, igiene inesistente in quelli che realmente vendono alimentari, blocco dei tram con simpatici furgoncini che scaricano merce dalla mattina alla sera, e via così.... ma in zona Sarpi SI PUO'! e la cosa deprimente è che a nulla servono le chiamate quotidiane ai vigili, le attività del gruppo Vivisarpi, le lamentele dei negozianti che da un giorno all'altro cedono la loro attività perché oramai isolati. Cultura civica collettiva? Anche su questo bel problemino forse bisognerebbe riflettere, e rimoboccarsi le maniche... Ma l'unica cosa che si sente dire a proposito è: NON C'E' NULLA DA FARE, "LORO SONO TROPPO FORTI", SI STANNO ESPANDENDO SEMPRE DI PIU' E NESSUNO PUO' FARE APPLICARE LE REGOLE". Viva l0integrazione e il rispetto delle culture..... e la nostra di cultura...? proviamo a cercarla tra una tuta acrilica e un paio di mutandine ghepardate, all'ingrosso ovviamente in zona Sarpi.
E' vero, un solo punto in una situazione ben più grande, ma mi preme ancora sottolinearlo. Ma voi lo sapete vero, che la comunità cinese installatasi in zona Sarpi funziona esattamente come una rete mafiosa? lo sapete che c'è chi ricevendo mazzette in contanti chiude un occhio di fronte alle quotidiane infrazioni della legge e del rispetto della libertà altrui? lo sapete che in zona Sarpi TUTTO si può fare??? tutto, parcheggi selvaggi, finti negozi che nascondono traffici poco chiari, igiene inesistente in quelli che realmente vendono alimentari, blocco dei tram con simpatici furgoncini che scaricano merce dalla mattina alla sera, e via così.... ma in zona Sarpi SI PUO'! e la cosa deprimente è che a nulla servono le chiamate quotidiane ai vigili, le attività del gruppo Vivisarpi, le lamentele dei negozianti che da un giorno all'altro cedono la loro attività perché oramai isolati. Cultura civica collettiva? Anche su questo bel problemino forse bisognerebbe riflettere, e rimoboccarsi le maniche... Ma l'unica cosa che si sente dire a proposito è: NON C'E' NULLA DA FARE, "LORO SONO TROPPO FORTI", SI STANNO ESPANDENDO SEMPRE DI PIU' E NESSUNO PUO' FARE APPLICARE LE REGOLE". Viva l0integrazione e il rispetto delle culture..... e la nostra di cultura...? proviamo a cercarla tra una tuta acrilica e un paio di mutandine ghepardate, all'ingrosso ovviamente in zona Sarpi.
Di
Ale
( 11/12/2006 @ 13:05:19)
# 4
C'è da tirarsi su le maniche,ma i cittadini devono recuperare il senso civico anche con l'aiuto delle Autorità.Non possono cambiare le situazioni da soli.Se le autorità inoltre dessero un buon esempio anche i cittadini seguirebbero.E' che le autorità sembrano sempre impegnate in cose molto più importanti . .Eppure è stata proprio la mancanza di attenzione per le cose minori che si sono verificate situazioni difficilmente ora controllabili.
Vi racconto la teoria delle "Finestre rotte":
Esiste una "teoria delle finestre rotte" che trova la sua fonte nei criminologi James Q. Wilson e George Kelling .
Si tratta di "una teoria epidemica della criminalità". Essa afferma che la criminalità è un fenomeno contagioso ( come è contagiosa una tendenza della moda ) che può iniziare con una finestra rotta e diffondersi a un'intera comunità.
Cioè l'impulso ad assumere un determinato comportamento partirebbe da una caratteristica dell'ambiente circostante.
Il fulcro della teoria si basa sull'assunto che la criminalità è l'inevitabile risultato del disordine: se una finestra è rotta e non viene riparata, chi vi passa davanti concluderà che nessuno se ne preoccupa e che nessuno ha la responsabilità di provvedere.
Ben presto verranno rotte molte altre finestre e la sensazione di anarchia si diffonderà dall'edificio alla via su cui si affaccia, dando il segnale che tutto è possibile.
In una città, problemi di minore importanza - come i graffiti, il disordine pubblico - secondo i due studiosi- sono l'equivalente delle finestre rotte, ossia inviti a crimini più gravi.
Questa teoria ha portato città come New York negli anni Ottanta a concentrarsi sull'eliminazione dei graffiti nelle metropolitane. L'allora sovrintendente della metropolitana newyorkese, David Gunn, partì dall'assunto che, pur in presenza di crimini efferati e problemi importanti, "i graffiti simboleggiavano il collasso del sistema" affermando inoltre che bisognava assolutamente vincere la battaglia contro i graffiti stessi. Senza quella vittoria, tutte le riforme ai vertici del sistema e i cambiamenti concreti non si sarebbero verificati.
“Stavamo per mandare in giro nuovi treni il cui valore si aggirava sui dieci milioni di dollari
l'uno e se non avessimo fatto qualcosa per salvaguardarli, sapevamo ciò che sarebbe accaduto: sarebbero durati un giorno, dopodiché sarebbero caduti vittima del vandalismo."
L'operazione di "ripulitura" di Gunn impedì per anni che i treni viaggiassero se sporcati da graffiti e fu ripresa dal suo successore, William Bratton, che si concentrò anche a risolvere la questione dei biglietti non pagati.
Come per i graffiti, l'idea era che il non pagare i biglietti fosse un'espressione di disordine che poteva invitare a commettere crimini ben più gravi. Dai ragazzini che saltavano semplicemente i cancelli automatici ai criminali che li forzavano, l'idea comune era che se c'erano individui che non pagavano, nemmeno loro erano tenuti a farlo, e si arrivava all'effetto valanga.
Il rimedio fu messo in opera schierando fino a dieci poliziotti in borghese ai cancelli d'entrata per fare rispettare la legge senza incertezze. Ne risultò che molti dei contravventori avevano anche altri procedenti penali e ne derivò un'opera di pulizia della città.
In seguito all'elezione di Rudolph Giuliani a sindaco di New York, nel 1994 e alla sua "tolleranza zero", Bratton venne nominato capo del Dipartimento di Polizia ed estese l'applicazione delle stesse strategie all'intera città.
La "teoria delle finestre rotte" insegna che un’importante epidemia può essere stroncata intervenendo in maniera sistematica e coerente sui dettagli dell'ambiente.
Vi racconto la teoria delle "Finestre rotte":
Esiste una "teoria delle finestre rotte" che trova la sua fonte nei criminologi James Q. Wilson e George Kelling .
Si tratta di "una teoria epidemica della criminalità". Essa afferma che la criminalità è un fenomeno contagioso ( come è contagiosa una tendenza della moda ) che può iniziare con una finestra rotta e diffondersi a un'intera comunità.
Cioè l'impulso ad assumere un determinato comportamento partirebbe da una caratteristica dell'ambiente circostante.
Il fulcro della teoria si basa sull'assunto che la criminalità è l'inevitabile risultato del disordine: se una finestra è rotta e non viene riparata, chi vi passa davanti concluderà che nessuno se ne preoccupa e che nessuno ha la responsabilità di provvedere.
Ben presto verranno rotte molte altre finestre e la sensazione di anarchia si diffonderà dall'edificio alla via su cui si affaccia, dando il segnale che tutto è possibile.
In una città, problemi di minore importanza - come i graffiti, il disordine pubblico - secondo i due studiosi- sono l'equivalente delle finestre rotte, ossia inviti a crimini più gravi.
Questa teoria ha portato città come New York negli anni Ottanta a concentrarsi sull'eliminazione dei graffiti nelle metropolitane. L'allora sovrintendente della metropolitana newyorkese, David Gunn, partì dall'assunto che, pur in presenza di crimini efferati e problemi importanti, "i graffiti simboleggiavano il collasso del sistema" affermando inoltre che bisognava assolutamente vincere la battaglia contro i graffiti stessi. Senza quella vittoria, tutte le riforme ai vertici del sistema e i cambiamenti concreti non si sarebbero verificati.
“Stavamo per mandare in giro nuovi treni il cui valore si aggirava sui dieci milioni di dollari
l'uno e se non avessimo fatto qualcosa per salvaguardarli, sapevamo ciò che sarebbe accaduto: sarebbero durati un giorno, dopodiché sarebbero caduti vittima del vandalismo."
L'operazione di "ripulitura" di Gunn impedì per anni che i treni viaggiassero se sporcati da graffiti e fu ripresa dal suo successore, William Bratton, che si concentrò anche a risolvere la questione dei biglietti non pagati.
Come per i graffiti, l'idea era che il non pagare i biglietti fosse un'espressione di disordine che poteva invitare a commettere crimini ben più gravi. Dai ragazzini che saltavano semplicemente i cancelli automatici ai criminali che li forzavano, l'idea comune era che se c'erano individui che non pagavano, nemmeno loro erano tenuti a farlo, e si arrivava all'effetto valanga.
Il rimedio fu messo in opera schierando fino a dieci poliziotti in borghese ai cancelli d'entrata per fare rispettare la legge senza incertezze. Ne risultò che molti dei contravventori avevano anche altri procedenti penali e ne derivò un'opera di pulizia della città.
In seguito all'elezione di Rudolph Giuliani a sindaco di New York, nel 1994 e alla sua "tolleranza zero", Bratton venne nominato capo del Dipartimento di Polizia ed estese l'applicazione delle stesse strategie all'intera città.
La "teoria delle finestre rotte" insegna che un’importante epidemia può essere stroncata intervenendo in maniera sistematica e coerente sui dettagli dell'ambiente.
Di
M@urizio
( 11/12/2006 @ 22:13:34)
# 5
Una coscienza civica collettiva non esiste se non vi sono le coscienze civiche individuali, a meno di non essere in una società non democratica. Le coscienze civiche individuali sono dunque condizione necessaria per avere un cultura civica collettiva, ma dove sono finite? Non ritengo siano scomparse ma solamente che siano sopite dal circolo vizioso delle "finestre rotte" citato da M@aurizio. Non vi è nessuna giustificazione per il singolo che dimentica la propria cultura civica e si comporta come se non vivesse in un contesto da condividere con milioni di altri individui ma, se il fenomeno è di massa, allora il tema è anche della politica. E la politica sbaglia a trascurare questo'aspetto e l'esempio di New York riportato da Maurizio è illuminante. Ma anche la politica è dentro il circolo vizioso: essa infatti potrebbe intervenire ma non vuole intervenire perchè ha troppo da farsi perdonare in altri campi e ha molto da chiedere ai cittadini per risanare un paese un po' "sgangherato". Ed allora non vuole caricare i cittadini di nuove ansie quali la punizione severa se getti cartacce a terra, se imbratti i muri, ecc... . Ma questo lasciare andare peggiora il contesto in cui viviamo e questo peggioramento genera pessimismo ed il pessimismo genera ancora maggior sopimento della coscienza civile. E via così. ROMPERE IL CIRCOLO VIZIOSO E' L'IMPERATIVO E NON E' DETTO CHE DEBBA PER FORZA ESSERE LA POLITICA TRADIZIONALE A FARLO. Potrebbe riuscirci VM con un "evento" originale che generi reazioni a catena?
Di
roger
( 12/12/2006 @ 00:41:00)
# 6
Leggo il commento di Andrea dell'11/12 e un impeto di sdegno mi ha preso, poi controllato e mitigato da una risata, come sempre più spesso mi capita, per sdrammatizzare me stessa, in primis. Sarà che il mio lavoro di disegnare libri per ragazzi e vignette umoristiche mi salva.
Ma dire che da settembre a oggi la cosa più interessante a Milano è stata la lap-dance dell metrò, ahi !
Ricordare per credere (visto che il commentatore non ha visto): la breve e intensa rassegna di musica contemporanea "Percorsi di Milano Musica", le iniziative alla Bicocca e alla Triennale Bovisa, le coraggiose e stupende e quotidiane cose fatte dai giovani che spendono tempo e energia con i bambini negli ospedali , e non sto a elencare chi sono. Se vuoi, caro Andrea, te lo scrivo.
Ciao, e buon lavoro. Da fare e da esserne ripagati ce n'è per tutti noi. Qui a Milano.
Ma dire che da settembre a oggi la cosa più interessante a Milano è stata la lap-dance dell metrò, ahi !
Ricordare per credere (visto che il commentatore non ha visto): la breve e intensa rassegna di musica contemporanea "Percorsi di Milano Musica", le iniziative alla Bicocca e alla Triennale Bovisa, le coraggiose e stupende e quotidiane cose fatte dai giovani che spendono tempo e energia con i bambini negli ospedali , e non sto a elencare chi sono. Se vuoi, caro Andrea, te lo scrivo.
Ciao, e buon lavoro. Da fare e da esserne ripagati ce n'è per tutti noi. Qui a Milano.
Di
Donatella C.R.
( 12/12/2006 @ 15:10:47)
# 7
Milano ha bisogno di recuperare il ruolo guida che ha perduto. Non ci sentiamo più "la capitale morale" e il degrado che ci sommerge, unico in europa per diffusione capillare e per gravità, ne è un chiaro sintomo. Ma noi di Viveremilano non ci arrendiamo e lottiamo perché la nostra città torni a essere la città italiana per eccellenza e per antonomasia, una città di cui andare ieri.
laura alineri
laura alineri
Di
laura alineri
( 12/12/2006 @ 17:07:06)
# 8
Non pretendo certo di raccogliere consensi.
Tuttavia secondo me lo strip in metropolitana è stata la cosa che ha maggiormente attirato i media.
Con questo non voglio certo denigrare ciò che accade di bello a Milano.
Tuttavia secondo me lo strip in metropolitana è stata la cosa che ha maggiormente attirato i media.
Con questo non voglio certo denigrare ciò che accade di bello a Milano.
Di
andrea
( 12/12/2006 @ 23:12:26)
# 9
Io credo che Schiavi abbia ragione: di cittadini con il senso civico ce ne sono molti e io mi rimbocco tutti i giorni le maniche per esempio trasmettendo questo senso civico ai miei figli , dando l'esempio (e sulla quale a volte fanno anche dellironia!) ma .. che fatica e che rabbia quando si cammina per strada! Mi sento come una farfalla che sbatte le ali per volare contro la luce e continua a cozzare contro il lampione. Da soli non si combina niente, sono d'accordo con Maurizio, se l'amministrazione non lancia messaggi ,educa, sì educa, perchè è di educazione che abbiamo bisogno, come possiamo farcela? Come possiamo fare per unire le nostre forze, basta partecipare al forum ? Ma sui forum si condivide e basta. Non so, cosa si potrebbe organizzare, forse una manifestazione, un "girotondo", insomma lanciare un grido, sono stufa di turarmi il naso e chiudere gli occhi per non star male. Forse pecca Schiavi di ottimismo?
Che ne dite di una manifestazione contro la maleducazione e per il senso civico? In fondo sarebbe proprio una novità! ... o no
Che ne dite di una manifestazione contro la maleducazione e per il senso civico? In fondo sarebbe proprio una novità! ... o no
Di
cri
( 13/12/2006 @ 22:09:49)
# 10
Cara cri!Ad esempio prendi noi ,nati in un sottogruppo,in un cassettino "altri progetti"di Viveremilano.Siamo liberi e ci pubblicizziamo anche altrove,ma siamo sempre con Voi.
Siamo Milanomuripuliti.Se il moderatore permette allego:
http://fc.retecivica.milano.it/Rete%20Civica%20di%20Milano/Rete%20Cittadini%20Milano%20-%20home/Milano%20Muri%20Puliti/S06F30834-06F308B5?WasRead=1
Stavamo pensando proprio a una manifestazione per sensibilizzare maggiormente le autorità contro le tag,ma ben venga anche un accostamento al senso civico dei cittadini!!
Siamo Milanomuripuliti.Se il moderatore permette allego:
http://fc.retecivica.milano.it/Rete%20Civica%20di%20Milano/Rete%20Cittadini%20Milano%20-%20home/Milano%20Muri%20Puliti/S06F30834-06F308B5?WasRead=1
Stavamo pensando proprio a una manifestazione per sensibilizzare maggiormente le autorità contro le tag,ma ben venga anche un accostamento al senso civico dei cittadini!!
Di
M@urizio
( 13/12/2006 @ 23:41:32)
# 11
Una manifestazione di sdegno pubblico contro gli incivili e tra questi includo tutte le specie di furbi e furbetti più o meno tollerati ma non più ecologicamente sostenibili se vogliamo rimanere a galla come società, è qualcosa che a mio ricordo non si è mai visto (almeno da mani pulite fase hard) e che avrebbe una eco importante.
Personalmente il mio limite di tolleranza in questo Paese (nonostante tutto scritto ancora con la lettera grande) è passato da tempo.
Personalmente il mio limite di tolleranza in questo Paese (nonostante tutto scritto ancora con la lettera grande) è passato da tempo.
Di
Stufa marcia
( 15/12/2006 @ 12:16:00)
# 12
Da tempo osservo gli avvenimenti della "grande zucchina" (NY è la grande mela...
e non posso non notare che, seppure la Città sia cambiata molto negli ultimi anni, questo cambiamento è stato poco verso il meglio e molto verso il peggio. Malgrado gli sforzi dell'Amministrazione le periferie sono sempre più lasciate a loro stesse e tutti gli avvenimenti sono sempre centripeti verso piazza del Duomo. Ma il degrado attacca ora anche zone più centrali: Loreto e v.le Padova (puttane e cocaina a cielo aperto), l'Ortomercato (mafia, pizzo e caporalato) solo per fare un paio di esempi.
Il senso civico si insegna a scuola, così come il codice della strada, la tolleranza e l'educazione sessuale e la prevenzione della droga, dell'alcoolismo giovanile. E quindi sarebbe opportuna un'attenzione del (nostro) vostro movimento nelle sedi più opportune al fine di sensibilizzare "gli organismi preposti" ad incentivare le Scuole ad inserire momenti educativi nei loro programmi.
Un'ultima annotazione va all'Amministrazione che spinge lo sviluppo della "grande zucchina" verso un modello improntato al business, al "laurà" senza pensare che questo modello di "grande-zucchina-capitale-morale-e-faro-illuminante-dello sviluppo-algido-dell'Italia, se non corroborato da scelte urbanistiche oculate e coerenti con il modello di sviluppo prescelto, altro non faranno che generare "mostri metropolitani" con cui combattere (degenerazione, illegalità, menefreghismo diffuso) e che graveranno prima o poi sui già traballanti bilanci personali dei singoli Cittadini.
Certo ormai la spirale involutiva è inarrestabile - difficilmente si potrebbe pensare alla Milano delle case di ringhiera o di Giovanni D'Anzi - ma questa involuzione può, e deve, essere controllata, guidata, limitata. Altrimenti, mentre l'intellighenzia si godrà la crema sulla torta, agli altri toccherà lavare i piatti.
Luc@
e non posso non notare che, seppure la Città sia cambiata molto negli ultimi anni, questo cambiamento è stato poco verso il meglio e molto verso il peggio. Malgrado gli sforzi dell'Amministrazione le periferie sono sempre più lasciate a loro stesse e tutti gli avvenimenti sono sempre centripeti verso piazza del Duomo. Ma il degrado attacca ora anche zone più centrali: Loreto e v.le Padova (puttane e cocaina a cielo aperto), l'Ortomercato (mafia, pizzo e caporalato) solo per fare un paio di esempi.Il senso civico si insegna a scuola, così come il codice della strada, la tolleranza e l'educazione sessuale e la prevenzione della droga, dell'alcoolismo giovanile. E quindi sarebbe opportuna un'attenzione del (nostro) vostro movimento nelle sedi più opportune al fine di sensibilizzare "gli organismi preposti" ad incentivare le Scuole ad inserire momenti educativi nei loro programmi.
Un'ultima annotazione va all'Amministrazione che spinge lo sviluppo della "grande zucchina" verso un modello improntato al business, al "laurà" senza pensare che questo modello di "grande-zucchina-capitale-morale-e-faro-illuminante-dello sviluppo-algido-dell'Italia, se non corroborato da scelte urbanistiche oculate e coerenti con il modello di sviluppo prescelto, altro non faranno che generare "mostri metropolitani" con cui combattere (degenerazione, illegalità, menefreghismo diffuso) e che graveranno prima o poi sui già traballanti bilanci personali dei singoli Cittadini.
Certo ormai la spirale involutiva è inarrestabile - difficilmente si potrebbe pensare alla Milano delle case di ringhiera o di Giovanni D'Anzi - ma questa involuzione può, e deve, essere controllata, guidata, limitata. Altrimenti, mentre l'intellighenzia si godrà la crema sulla torta, agli altri toccherà lavare i piatti.
Luc@
Di
Luca Sala
( 18/12/2006 @ 14:52:07)
# 13
Consiglio a Viveremilano (oops, mi è scappata una "m" piccola...) di arrendersi, non dico che lo debba fare ma...
Ho lasciato Milano 1 anno fà e le poche volte che MI TOCCA tornare noto che l' atmosfera non è cambiata: la solita stretta al cuore, la voglia di uscirne il prima possibile, i soliti bifolchi in suv, i mezzi delinquenti che appena scendi dal treno cercano di venderti qualcosa e quelli che invece vorrebbero fotterti tutto e chi invece, ben vestito e profumatamente pagato vi illude con operazioni di marketing di stampo tipicamente milanese (appunto!) che vorrebbero far passare un tapiro per un pavone con le piume. La parola vergogna non abita in lombardia (a ridagli con le minuscole), per 20 anni 20 vi hanno fatto credere di voler candidare milano per le OLIMPIADI sapendo perfettamente che si trattava di un progetto inattuabile, spendendo MILIONI DI EURO IN CONSULENZE (e poi, sinceramente non li vedrei molto bene i classici impiegati milanesi alle prese con il traffico ancor più impazzito e una città praticamente blindata . LORO non sopportano l' imapatto dell' arrivo del Giro d' Italia, figurarsi le Olimpiadi, ma dai...) e ora ??? Dalla mente degli ineffabili ometti esperti di marketing, management e tutto quanto suona anglofono e possa servire a buttare altro fumo negli occhi alla gente ecco la nuova BUFALA : l' EXPO 2015, quello che secondo qualcuno dovrebbe essere il biglietto da visita di milano. Strano, oltre alla sopracitata (implicitamente) Stazione Centrale il sottoscritto ha ben impressi nella sua mente altri biglietti da visita per chi viene da fuori 1) Viale Monza con gli automobilisti inferociti ed incuranti di semafori pedoni e quant' altro 2) Corso Vercelli con i mega suv delle "signore" parcheggiati sul marciapiede nella più completa impunità 3) Le migliaia di mega uffici assolutamente inutili se non alla circolazione di documenti altrettanto inutili e spesso poco o per nulla comprensibili agli occhi degli impiegatini milanesi 4) Gli stessi mega uffici popolati da tizie grigie che più non si può, che pensano di essere ad una sfilata di moda anzichè sul posto di lavoro e spesso alle 9 del mattino sanno già di fumo (light please, anche il cancro ai polmoni a Milano ha la griffe) come una tabaccheria in fiamme 5) Gli stessi uffici per le cui pulizie è necessario essere stranieri, perchè solo loro a quanto pare sanno far andare una scopa (per gli italiani come me che non si farebbero nessun problema e non sognano un posto da dirigenti c'è la FAME, ma va bene così) 6) Della zona Loreto - Cso Buenos Aires ha già parlato qualcun' altro in un precedente commento e non infierirò oltre) 7) Corso Vittorio Emanuele con i suoi venditori di libri (e non vado oltre altrimenti...) ad importunarti ogni 20 metri fino al Castello (ma quanti sono ???), e poi tossicomani, gente che chiede l' elemosina, amputati. C'è di tutto. 8) I tizi che danno via quegli odiosi giornali gratuiti che adornano poi i pavimenti della metropolitana 9) Gli stessi tossicomani, amputati, suonatori del Lunedi mattina alle 7:30, ustionati ed elemosinatori di professione che vi rompono l' anima tutti i santi giorni 10) ...e potremmo continuare.
Preparatevi cari milanesi, l' EXPO 2015 non si farà (poco male) ma qualcuno dovrà tirar fuori un sacco di soldi per le famose consulenze, indovinate un pò a chi toccherà. Preparatevi perchè chissà, qualcuno riuscirà ad illudervi di poter organizzare un giorno la COPPA AMERICA all' IDROSCALO o un GP di FORMULA 1, non ponete limiti. Nel frattempo la città va avanti, ci si accapiglia su problemi importanti come il traffico, l' inquinamento la mancanza dei parcheggi e, secondo me, si ignora qualcosa che anche per me che non abito più a Milano è spudoratamente evidente.I cosidetti nuovi ricchi. Hanno una frase sempre pronta :-Martedi (o il giorno che preferite) vado su in Svizzera...:-. Li potete riconoscere quando camminate per la strada, mischiati ai liberi professionisti. Hanno sempre con loro la valigetta, vestono bene, guidano in modo arrogante il loro suv o la loro berlinotta super lusso (rigorosamente diesel, inquina ma è di moda), svolgono attività per lo più fittizie con società basate all' estero e per lo più on line e per soldi sarebbero capaci di tutto, come uno squalo della Gold Coast australiana. Parlo di gente che ha fatto della fatturazione falsa un' arte e che grazie al recupero dell' iva si può comprare un fottuto suv con cambio automatico al mese (per inciso, non sono invidioso, preferisco le Porsche GT2 e GT3, lì di cambio automatico nemmeno l' ombra) e che mette in condizione di dover pagare TUTTI sempre di più. Mi domando come faccia una certa persona a dire che a MIlano non ci sono i soldi (poi leggo che il mercato delle auto e delle case di lusso tira da matti, mah...). SI faccia un giretto da Cordusio a Corso Vercelli e poi ne riparliamo, altro che i lav Milan col grembiulino ! Solo ipcrisia, arroganza e illusioni; vogliono farvi credere che possa bastare un teatro alla scala orrendamente violentato e deturpato, una città della moda che può portare soldi e benessere sempre e solo a quelle centinaia di tipi un pò frù-frù che ci lavorano, un nuovo polo fieristico perchè i due che già c' erano non bastavano, un paio di grattacieli in zona Fiera, che prima o poi costruiranno, giusto per affermare ancora di più agli occhi del mondo l' arroganza di Milano, i mezzi sguardi antracite (grigi sarebbe troppo) di qualche modella straniera , i deliri di chi dice che Milano è meglio di Sidney, Miami, Londra, Vancouver, Melbourne, Nassau, Key West ecc. Vogliono farvi credere che il design e quattro creativi figli di papà possano aiutare Milano a venir fuori dalle sabbie mobili e ancora,vogliono farvi credere che il paradiso a milano sia in un locale dove bere un drink e parlare in compagnia, dove prendere l' aperitivo in compagnia o dove cenare e fare il BRUNCH, ammirando i quadri di qualche artista o assistendo all' ultima trovata pubblicitaria di una società di cucchiaini di plastica da gelato o di pomodori pelati (tutto fumo negli occhi, quando poi si deve concretizzare...) Ma che bello, pare che in questi fantomatici locali si passi dal jazz al lounge, al ballo all' ascolto dei versi del poeta che passa per caso da quelle parti (...)Si dice sia possibile incontrare persone di ogni tipo in questi cosidetti locali: dallo studentello sempre fuori corso, al designer figlio di papà (e spero anche di mammà), dalla modella dallo sguardo che nel frattempo è diventato nero fumo, al rampollo di una qualche grigissima e snobissima famigliola milanese al pubblicitario laureato in un istituto di design dove si insegna come fare soldi senza essere in grado di produrre alcunchè di tangibile.Dicono che per capire Milano (ma si,metto qualche "M" grande ogni tanto...) e i milanesi bisogna viverci e vivere la città, io dico che è inutile tentare di provare a cambiare una città fatta a misura dei nuovi ricchi di cui sopra contro i quali c'è purtroppo poco o nulla da fare. Non fraintendete, io ammiro il vostro impegno ma fossi in voi impiegherei le mie energie e il mio tempo in un altro modo. Milano è spacciata.
Ho lasciato Milano 1 anno fà e le poche volte che MI TOCCA tornare noto che l' atmosfera non è cambiata: la solita stretta al cuore, la voglia di uscirne il prima possibile, i soliti bifolchi in suv, i mezzi delinquenti che appena scendi dal treno cercano di venderti qualcosa e quelli che invece vorrebbero fotterti tutto e chi invece, ben vestito e profumatamente pagato vi illude con operazioni di marketing di stampo tipicamente milanese (appunto!) che vorrebbero far passare un tapiro per un pavone con le piume. La parola vergogna non abita in lombardia (a ridagli con le minuscole), per 20 anni 20 vi hanno fatto credere di voler candidare milano per le OLIMPIADI sapendo perfettamente che si trattava di un progetto inattuabile, spendendo MILIONI DI EURO IN CONSULENZE (e poi, sinceramente non li vedrei molto bene i classici impiegati milanesi alle prese con il traffico ancor più impazzito e una città praticamente blindata . LORO non sopportano l' imapatto dell' arrivo del Giro d' Italia, figurarsi le Olimpiadi, ma dai...) e ora ??? Dalla mente degli ineffabili ometti esperti di marketing, management e tutto quanto suona anglofono e possa servire a buttare altro fumo negli occhi alla gente ecco la nuova BUFALA : l' EXPO 2015, quello che secondo qualcuno dovrebbe essere il biglietto da visita di milano. Strano, oltre alla sopracitata (implicitamente) Stazione Centrale il sottoscritto ha ben impressi nella sua mente altri biglietti da visita per chi viene da fuori 1) Viale Monza con gli automobilisti inferociti ed incuranti di semafori pedoni e quant' altro 2) Corso Vercelli con i mega suv delle "signore" parcheggiati sul marciapiede nella più completa impunità 3) Le migliaia di mega uffici assolutamente inutili se non alla circolazione di documenti altrettanto inutili e spesso poco o per nulla comprensibili agli occhi degli impiegatini milanesi 4) Gli stessi mega uffici popolati da tizie grigie che più non si può, che pensano di essere ad una sfilata di moda anzichè sul posto di lavoro e spesso alle 9 del mattino sanno già di fumo (light please, anche il cancro ai polmoni a Milano ha la griffe) come una tabaccheria in fiamme 5) Gli stessi uffici per le cui pulizie è necessario essere stranieri, perchè solo loro a quanto pare sanno far andare una scopa (per gli italiani come me che non si farebbero nessun problema e non sognano un posto da dirigenti c'è la FAME, ma va bene così) 6) Della zona Loreto - Cso Buenos Aires ha già parlato qualcun' altro in un precedente commento e non infierirò oltre) 7) Corso Vittorio Emanuele con i suoi venditori di libri (e non vado oltre altrimenti...) ad importunarti ogni 20 metri fino al Castello (ma quanti sono ???), e poi tossicomani, gente che chiede l' elemosina, amputati. C'è di tutto. 8) I tizi che danno via quegli odiosi giornali gratuiti che adornano poi i pavimenti della metropolitana 9) Gli stessi tossicomani, amputati, suonatori del Lunedi mattina alle 7:30, ustionati ed elemosinatori di professione che vi rompono l' anima tutti i santi giorni 10) ...e potremmo continuare.
Preparatevi cari milanesi, l' EXPO 2015 non si farà (poco male) ma qualcuno dovrà tirar fuori un sacco di soldi per le famose consulenze, indovinate un pò a chi toccherà. Preparatevi perchè chissà, qualcuno riuscirà ad illudervi di poter organizzare un giorno la COPPA AMERICA all' IDROSCALO o un GP di FORMULA 1, non ponete limiti. Nel frattempo la città va avanti, ci si accapiglia su problemi importanti come il traffico, l' inquinamento la mancanza dei parcheggi e, secondo me, si ignora qualcosa che anche per me che non abito più a Milano è spudoratamente evidente.I cosidetti nuovi ricchi. Hanno una frase sempre pronta :-Martedi (o il giorno che preferite) vado su in Svizzera...:-. Li potete riconoscere quando camminate per la strada, mischiati ai liberi professionisti. Hanno sempre con loro la valigetta, vestono bene, guidano in modo arrogante il loro suv o la loro berlinotta super lusso (rigorosamente diesel, inquina ma è di moda), svolgono attività per lo più fittizie con società basate all' estero e per lo più on line e per soldi sarebbero capaci di tutto, come uno squalo della Gold Coast australiana. Parlo di gente che ha fatto della fatturazione falsa un' arte e che grazie al recupero dell' iva si può comprare un fottuto suv con cambio automatico al mese (per inciso, non sono invidioso, preferisco le Porsche GT2 e GT3, lì di cambio automatico nemmeno l' ombra) e che mette in condizione di dover pagare TUTTI sempre di più. Mi domando come faccia una certa persona a dire che a MIlano non ci sono i soldi (poi leggo che il mercato delle auto e delle case di lusso tira da matti, mah...). SI faccia un giretto da Cordusio a Corso Vercelli e poi ne riparliamo, altro che i lav Milan col grembiulino ! Solo ipcrisia, arroganza e illusioni; vogliono farvi credere che possa bastare un teatro alla scala orrendamente violentato e deturpato, una città della moda che può portare soldi e benessere sempre e solo a quelle centinaia di tipi un pò frù-frù che ci lavorano, un nuovo polo fieristico perchè i due che già c' erano non bastavano, un paio di grattacieli in zona Fiera, che prima o poi costruiranno, giusto per affermare ancora di più agli occhi del mondo l' arroganza di Milano, i mezzi sguardi antracite (grigi sarebbe troppo) di qualche modella straniera , i deliri di chi dice che Milano è meglio di Sidney, Miami, Londra, Vancouver, Melbourne, Nassau, Key West ecc. Vogliono farvi credere che il design e quattro creativi figli di papà possano aiutare Milano a venir fuori dalle sabbie mobili e ancora,vogliono farvi credere che il paradiso a milano sia in un locale dove bere un drink e parlare in compagnia, dove prendere l' aperitivo in compagnia o dove cenare e fare il BRUNCH, ammirando i quadri di qualche artista o assistendo all' ultima trovata pubblicitaria di una società di cucchiaini di plastica da gelato o di pomodori pelati (tutto fumo negli occhi, quando poi si deve concretizzare...) Ma che bello, pare che in questi fantomatici locali si passi dal jazz al lounge, al ballo all' ascolto dei versi del poeta che passa per caso da quelle parti (...)Si dice sia possibile incontrare persone di ogni tipo in questi cosidetti locali: dallo studentello sempre fuori corso, al designer figlio di papà (e spero anche di mammà), dalla modella dallo sguardo che nel frattempo è diventato nero fumo, al rampollo di una qualche grigissima e snobissima famigliola milanese al pubblicitario laureato in un istituto di design dove si insegna come fare soldi senza essere in grado di produrre alcunchè di tangibile.Dicono che per capire Milano (ma si,metto qualche "M" grande ogni tanto...) e i milanesi bisogna viverci e vivere la città, io dico che è inutile tentare di provare a cambiare una città fatta a misura dei nuovi ricchi di cui sopra contro i quali c'è purtroppo poco o nulla da fare. Non fraintendete, io ammiro il vostro impegno ma fossi in voi impiegherei le mie energie e il mio tempo in un altro modo. Milano è spacciata.
Di
Ale
( 07/01/2007 @ 22:37:28)
# 14
Ale, la tua analisi, seppur fatta di vivide immagini più che di ricerche e dati, è condivisibile. Infatti è proprio la situazione difficile e l'apatia diffusa tra molti milanesi che ha spinto molti di noi ad uscire dal proprio guscio e a cercare di fare qualcosa. Non porterà a nulla? Forse è vero, però ti ricordo che tutto, ma proprio tutto, prima o poi cambia. Viveremilano vuole essere un agente di cambiamento, altrimenti cosa ci resta?
Di
Paolo B.
( 08/01/2007 @ 11:51:59)
# 15
Scusate per gli errori di punteggiatua, ortografia, ecc ma ero/sono cosi incazzato......
Non ce la faccio più a vedere una città come Milano che 20 - 25 anni fà amavo, ridotta in questo modo; sarò anche un vigliacco ma ogni giorno di più penso di avere fatto bene ad andarmene.
Non ce la faccio più a vedere una città come Milano che 20 - 25 anni fà amavo, ridotta in questo modo; sarò anche un vigliacco ma ogni giorno di più penso di avere fatto bene ad andarmene.
Di
Ale
( 08/01/2007 @ 13:41:54)
# 16
Ale, mi spiace che tu sia dovuto andare via da Milano, ma non credo tu possa dare la colpa alla città e ai suoi abitanti.
Dal mio personalissimo punto di vista hai scritto un intervento pieno di luoghi comuni, banalità scontate e anche qualche forzatura un po' troppo "politica".
Posso capire che non sempre la vita sia facile, che sicuramente Milano non sia una città che regala occasioni come, forse, altri paesi, ma non credo la situazione sia nera come la descrivi.
Forse la faccio facile perchè vivo abbastanza bene (non ho né suv né porsche...), con un buon lavoro che mi sono guadagnato e una bella casa che stò pagando con un normale mutuo ventennale, ma non credo che tu abbia un'immagine reale della città.
Ci sono molti luoghi comuni che andrebbero sfatati, e non solo nel tuo intervento, sui locali, sulla moda, su Corso Vercelli, sui figli di papà (e di mamma).
Non prenderlo come un attacco personale ma vedo un po' risentimento e anche, concedimelo, un po di invidia per uno stile di vita che, nella realtà, non esiste.
Milano è fatta di persone normali, a volte realmente benestanti a volte solo in apparenza, che lavorano e si guadagnano quello che hanno. Poi come decidano di spendere i loro soldi... beh, scusa, ma mi basta prodi per decidere della mia vita!
Non voglio lanciare una polemica, ma ti assicuro che ci sono moltissime persone che si impegnano per la città, e non parlo solo di VivereMilano, ma di volontariato (tanto), di impegno civile, di attenzione verso i più deboli e anche di semplice educazione.
Se poi a Milano c'è il culto del lavoro e del benessere economico che il lavoro comporta non capisco cosa ci sia di male: la maggior parte dei professionisti, degli imprenditori, dei commercianti e delle persone che lavorano duro, più della normalità, per migliorarare la prorpia condizione merita, secondo me, solo rispetto.
Naturalemte questo è un punto di vista, personale e soggettivo: il mio.
p.s. per le pulizie, sono gli italiani a non volerlo fare: esperienza personale!
Dal mio personalissimo punto di vista hai scritto un intervento pieno di luoghi comuni, banalità scontate e anche qualche forzatura un po' troppo "politica".
Posso capire che non sempre la vita sia facile, che sicuramente Milano non sia una città che regala occasioni come, forse, altri paesi, ma non credo la situazione sia nera come la descrivi.
Forse la faccio facile perchè vivo abbastanza bene (non ho né suv né porsche...), con un buon lavoro che mi sono guadagnato e una bella casa che stò pagando con un normale mutuo ventennale, ma non credo che tu abbia un'immagine reale della città.
Ci sono molti luoghi comuni che andrebbero sfatati, e non solo nel tuo intervento, sui locali, sulla moda, su Corso Vercelli, sui figli di papà (e di mamma).
Non prenderlo come un attacco personale ma vedo un po' risentimento e anche, concedimelo, un po di invidia per uno stile di vita che, nella realtà, non esiste.
Milano è fatta di persone normali, a volte realmente benestanti a volte solo in apparenza, che lavorano e si guadagnano quello che hanno. Poi come decidano di spendere i loro soldi... beh, scusa, ma mi basta prodi per decidere della mia vita!
Non voglio lanciare una polemica, ma ti assicuro che ci sono moltissime persone che si impegnano per la città, e non parlo solo di VivereMilano, ma di volontariato (tanto), di impegno civile, di attenzione verso i più deboli e anche di semplice educazione.
Se poi a Milano c'è il culto del lavoro e del benessere economico che il lavoro comporta non capisco cosa ci sia di male: la maggior parte dei professionisti, degli imprenditori, dei commercianti e delle persone che lavorano duro, più della normalità, per migliorarare la prorpia condizione merita, secondo me, solo rispetto.
Naturalemte questo è un punto di vista, personale e soggettivo: il mio.
p.s. per le pulizie, sono gli italiani a non volerlo fare: esperienza personale!
Di
andrea p.
( 13/01/2007 @ 11:17:29)
# 17
Condivido il post diAndrea,caro Ale.
Ci sono molte persone che si impegnano per la città.Basta cercarle...
Però...Però forse hai ragione.Il problema è che queste persone non riescono a farsi conoscere.Per cui tu credi che non esistono.
VivereMilano è una buona idea ,ma veramente buona(io e altri l'abbiamo addirittura votata alle elezioni)eppure,secondo me,non è stata pubblicizzata abbastanza.Si è basata solo su internet. .Qualcuno dice che internet è buona per riunire migliaia di persone per giocare a cuscinate in piazza..(cattivissimo).
Figurati,voglio vedere.Provengo dal piccolo cassettino di Milanomuripuliti ("altri progetti "di
VivereMilano.)
Facciamo una prova?Abbiamo una petizione da un paio di giorni:
http://www.PetitionOnline.com/a1b2cde/petition.html
Internet.........Miloni di visitatori........Oppure no?E' una buona idea questa della petizione internet?Crediamo che ci sia una miriade di lettori?Quindi centinaia di persone interessate all'argomento?Oppure è meglio il classico banchetto con contatto diretto e le firme fatte a penna?
Non parlo dell'argomento della petizione(ovvio che se firmate e ci credete ci fate un piacerone!!!)
E' un po' la domanda che ci si può fare con Viveremilano.
Basta internet per farci conoscere?
Ci sono molte persone che si impegnano per la città.Basta cercarle...
Però...Però forse hai ragione.Il problema è che queste persone non riescono a farsi conoscere.Per cui tu credi che non esistono.
VivereMilano è una buona idea ,ma veramente buona(io e altri l'abbiamo addirittura votata alle elezioni)eppure,secondo me,non è stata pubblicizzata abbastanza.Si è basata solo su internet. .Qualcuno dice che internet è buona per riunire migliaia di persone per giocare a cuscinate in piazza..(cattivissimo).
Figurati,voglio vedere.Provengo dal piccolo cassettino di Milanomuripuliti ("altri progetti "di
VivereMilano.)
Facciamo una prova?Abbiamo una petizione da un paio di giorni:
http://www.PetitionOnline.com/a1b2cde/petition.html
Internet.........Miloni di visitatori........Oppure no?E' una buona idea questa della petizione internet?Crediamo che ci sia una miriade di lettori?Quindi centinaia di persone interessate all'argomento?Oppure è meglio il classico banchetto con contatto diretto e le firme fatte a penna?
Non parlo dell'argomento della petizione(ovvio che se firmate e ci credete ci fate un piacerone!!!)
E' un po' la domanda che ci si può fare con Viveremilano.
Basta internet per farci conoscere?
Di
M@urizio
( 14/01/2007 @ 23:29:26)
# 18
caro ale, nella tua lunga lettera c'è davvero tanta rabbia e tanta passione verso questa città che evidentemente non ti è indifferente, perchè è una città che non può mai risultare indifferente, si odia e si ama nello stesso tempo. La vorrei anch'io tanto diversa, vorrei che fosse di più la "mia" milano, quella che quasi mai è davanti ai miei occhi perchè la parte migliore è spesso nascosta.
Chiedete ad un romano che abita nella peggio borgata se roma è bella o brutta, vi dirà senza pensarci che è bellissima, se chiedete lo stesso a 100 milanesi del centro tutti e 100 vi diranno che milano fa schifo. Eppure mia cugina con un serio problema di salute è dovuta venire da roma a milano per un'analisi medica con la mutua, che ha avuto aspettando 2 giorni mentre nella nostra splendida capitale non ha avuto la possibilità di avere un appuntamento in tempi accettabili.
Anch'io penso che milano sia malata gravemente come però è tutta la nostra società anche le piccole province non sono più isole felici, cambiano solo le proporzioni e non credo che scappando altrove mi sentirei più a casa. Meglio non chiudersi a macerarsi nella propria rabbia e cercare di dare un contributo, faresti qualcosa anche per te stesso ale. ciao. gabriella
Chiedete ad un romano che abita nella peggio borgata se roma è bella o brutta, vi dirà senza pensarci che è bellissima, se chiedete lo stesso a 100 milanesi del centro tutti e 100 vi diranno che milano fa schifo. Eppure mia cugina con un serio problema di salute è dovuta venire da roma a milano per un'analisi medica con la mutua, che ha avuto aspettando 2 giorni mentre nella nostra splendida capitale non ha avuto la possibilità di avere un appuntamento in tempi accettabili.
Anch'io penso che milano sia malata gravemente come però è tutta la nostra società anche le piccole province non sono più isole felici, cambiano solo le proporzioni e non credo che scappando altrove mi sentirei più a casa. Meglio non chiudersi a macerarsi nella propria rabbia e cercare di dare un contributo, faresti qualcosa anche per te stesso ale. ciao. gabriella
Di
gabriella
( 23/01/2007 @ 17:41:43)
# 19
ciao ALE
vedi il mio lavoro mi porta a viaggiare in giro per la Liguria.
a volte rimango anche una settimana a Genova, i miei colleghi di quella città mi portano in giro e dove mi portano?in quei bar cosidetti happy hour c'è nè una caterva tutti pieni....... ....
e di cosa parlano i miei colleghi e i suoi amici e amiche? ma guarda di soldi di affari ecc.ecc.
alcuni di loro possiedono macchine con prezzi da capogiro suv, macchine con il tetto apribile sai la Liguria è più mite il clima......
e devo dire che Genova non è il massimo di pulizia e la situazione è vissuta con indiffrenza e menefreghismo, tu parli di extracomunitari che a Milano vendono nel corso VITT. Emanuele bè fatti un giro per i vicoli di Genova o fai un giretto a Sampierdarena e chiedi a qualche residente poi ti racconterà lui come si vive a Genova. ai giorni nostri...................
detto questo devo dire che fortunamente Genova è anche altro, un sacco di gente che orgogliosa della sua città si sbatte per fare qualcosa perchè anche lì si lamentano un casino......
io credo è tutta l'Italia che è cambiata negli ultimi 15 anni io nè ho 46 e ti posso assicurare che era un'altra cosa ormai viviamo solo per consumare e gettare............
io sono di padre siciliano e mamma sarda e quando vado giù a trovarla in Sardegna e faccio la statale nel nord dell'isola fuori dai centri più turistici ai lati della strada è un immondezzaio buttano tuttto in mezzo alla campgna, quando vado in Sicilia da un fratello di mio padre Gela la situazione pegggiora di anno in anno le strade sono sempre più rotte sporcizia dapertutto mio cugino lavora in un bar 12 ore al girno per 4,5 euro al giorno e ti posso asicurare che non fa una vita da nababbo............
va bè vi devo slutare
vedi il mio lavoro mi porta a viaggiare in giro per la Liguria.
a volte rimango anche una settimana a Genova, i miei colleghi di quella città mi portano in giro e dove mi portano?in quei bar cosidetti happy hour c'è nè una caterva tutti pieni....... ....
e di cosa parlano i miei colleghi e i suoi amici e amiche? ma guarda di soldi di affari ecc.ecc.
alcuni di loro possiedono macchine con prezzi da capogiro suv, macchine con il tetto apribile sai la Liguria è più mite il clima......
e devo dire che Genova non è il massimo di pulizia e la situazione è vissuta con indiffrenza e menefreghismo, tu parli di extracomunitari che a Milano vendono nel corso VITT. Emanuele bè fatti un giro per i vicoli di Genova o fai un giretto a Sampierdarena e chiedi a qualche residente poi ti racconterà lui come si vive a Genova. ai giorni nostri...................
detto questo devo dire che fortunamente Genova è anche altro, un sacco di gente che orgogliosa della sua città si sbatte per fare qualcosa perchè anche lì si lamentano un casino......
io credo è tutta l'Italia che è cambiata negli ultimi 15 anni io nè ho 46 e ti posso assicurare che era un'altra cosa ormai viviamo solo per consumare e gettare............
io sono di padre siciliano e mamma sarda e quando vado giù a trovarla in Sardegna e faccio la statale nel nord dell'isola fuori dai centri più turistici ai lati della strada è un immondezzaio buttano tuttto in mezzo alla campgna, quando vado in Sicilia da un fratello di mio padre Gela la situazione pegggiora di anno in anno le strade sono sempre più rotte sporcizia dapertutto mio cugino lavora in un bar 12 ore al girno per 4,5 euro al giorno e ti posso asicurare che non fa una vita da nababbo............
va bè vi devo slutare
Di
gianni
( 24/01/2007 @ 12:15:27)
# 20
sono sempre io Gianni volevo correggere la paga di mio cugino è di 34,5 euro al giorno
scusate ancora
Gianni
scusate ancora
Gianni
Di
Aina Gianni
( 24/01/2007 @ 12:40:35)
# 21
Ale, ma che disfattismo, "Milano fa schifo qui, Milano fa schifo là... me ne sono dovuto andare..." dovuto? mah, non so cosa tu abbia poi trovato, ma spero qualcosa, perchè se il motore del tuo stare in una città è solo "lo starci bene", senza impegnarti per trasformarla inqualcosa che ti piace di più, dubito che in poco tempo tu possa stabilirti da qualche parte. Se proprio deve caderti tutto dal cielo, trovare proprio quello che vuoi implicherà un ramingare continuo per almeno... beh, diciamo 500 anni??? Contribuisci anche tu, su, su le maniche e fai qualcosa
Di
Annamaria
( 25/01/2007 @ 10:42:19)
# 22
complimeti per il sito! Volevo segnalarvi il blog su Milano: www.blogmilano.it magari potete collaborare!
Di
Carla
( 20/03/2007 @ 14:22:42)
# 23
ci mancava il mitico "complimenti per la trasmissione"...il sito é ben fatto...é un dato di fatto...ma é altro dato di fatto che é clinicamente morto....sicuro che dei candidati alle ultime elezioni non piú di un ridotto manipolo ha fatto capolino da queste parti...azzarderei una decina di persone immediatamente dopo le elezioni per passare a non piú di 4 o 5 nei mesi successivi.
questo é il bello e brutto di internet: é specchio dell'entusiasmo...ma anche - appena gira il vento - della disaffezione della gente....
amen
questo é il bello e brutto di internet: é specchio dell'entusiasmo...ma anche - appena gira il vento - della disaffezione della gente....
amen
Di
Anonimo
( 21/03/2007 @ 18:28:55)
# 24
GLI EDITORIALI DI ANTONELLO DE PIERRO DIRETTORE DI ITALYMEDIA.IT
Vergognati, Maurizio!
di Antonello De Pierro
E' un grido di dolore quello che si leva da qualche mese dal mondo della cultura, dopo che la televisione ha catapultato nelle case degli italiani il discusso programma denominato "Grande Fratello", creando un prodotto inconsistente, che è stato immediatamente e incomprensibilmente rapito dalle cronache dei media. E quando parlo di cultura naturalmente mi riferisco a quella con la c maiuscola, quella dei grandi (purtroppo pochi) uomini, quella nella sua accezione più ampia, quella che ha da sempre rifiutato di nutrirsi di surrogati ideologici e di imparare la lezione della buona ipocrisia, tanto amata dai più. Eppure la televisione, che ormai da anni affoga in una programmazione demenziale, diseducativa, ripetitiva e scadente, ci aveva abituati da tempo allo squallore delle telenovelas e della soap opera, incollando ai teleschermi il popolo televisivo delle casalinghe, col grembiule al ventre, che tra un bucato e l'altro, per innaffiare l'arido giardino della solitudine giornaliera, si incantavano e sognavano di fronte ai miti improbabili di "Beatiful" o di "Quando si ama". Si trattava sempre e comunque di artisti che, costretti da esigenze professionali e allettati da ingaggi stratosferici, legavano il proprio nome a produzioni di scarso valore culturale. Con il "Grande Fratello" si è valicato ogni limite di decenza, i colossali interessi economici hanno relegato in soffitta qualsiasi senso di moralità. Un manipolo di ragazzi comuni, messi per cento giorni a colloquio con l'occhio freddo di una telecamera "guardona", sbattuti davanti a pupille spalancate collegate a cervelli altrettanto ristretti, e scaraventati verso una notorietà di cartone non supportata da un'adeguata preparazione professionale. Un business ben congegnato, che ha affondato facilmente le radici in un terreno intriso di sottocultura e ignoranza, atto a spremere come limoni le illusioni di un gruppo di giovani che forse avrebbero potuto intraprendere carriere sicuramente più idonee alle loro attitudini, piuttosto che essere magnificati dai "polli d'allevamento" dell'Italia provinciale che si entusiasma di fronte a tutto ciò che passa sul piccolo schermo, ma essere sottoposti giustamente al mortificante rito dell'irrisione da parte delle vere teste pensanti nazionali. Ed ecco invece i vari Pietro, Salvo, Marina, Cristina, Rocco, Lorenzo, invasati da una droga che si chiama successo, correre con la naturalezza dell'inevitabile, a suon di apparizioni varie, verso un futuro incerto, segnato da suggestioni pseudo-professionali. Di fronte ad una tale situazione non posso avvolgere le mie parole nella carta zuccherata e rinunciare a dissotterrare l'ascia di guerra della polemica. C'è una categoria in Italia fortemente rappresentata, quella degli artisti veri, spinti dal comando imperioso di un'acrobatica passione per lo spettacolo, che annaspa da sempre nell'oceano della precarietà e vive costantemente in bilico sul baratro della disoccupazione. Le scuole di preparazione artistica ne sfornano a centinaia; basta girare i teatri, anche i più piccoli, per scoprire veri talenti, di cui l'Italia non è mai stata avara. E invece ecco apparire improvvisamente sulla scena Marina La Rosa, che ubriacata dalla popolarità riesce ad offendere finanche quei fotografi che da sempre hanno fatto la fortuna dei vip, definendoli "braccia rubate all'agricoltura"; la Sofia nazionale ancora venera i professionisti dei flash a raffica ( comunque c'è da dire che sulla Loren le brume del mito si sono posate davvero). Ma il prodotto più scandaloso si chiama Pietro Taricone, che calzando la sua normale faccia da bullo di paese riesce incredibilmente a vendere la sua presenza a fior di milioni nelle discoteche di provincia e nei suoi sogni lascia ingenuamente galleggiare un futuro alla Kevin Costner: l'importante è crederci, ma purtroppo il risveglio sarà doloroso e disastroso
E' già criticabile l'operazione, che ha messo a nudo il livello di sottocultura di gran parte degli italiani, ma purtroppo per i produttori televisivi, non è facile sacrificare i propri interessi sull'altare della cultura, della moralità e del buonsenso. Ma quando un giornalista di grande spessore, con vocazione da imprenditore, marcia con i cingoli sopra ogni principio etico-professionale, allora
il caso diventa inquietante. Quanta popolarità in meno avrebbero ottenuto i ragazzi "usa e getta" del "Grande Fratello" se non fossero stati foraggiati dall'ala protettiva di Costanzo, che li ha aiutati a continuare la semina dei germi di tutti gli aspetti deteriori dell'odierna società? Probabilmente i valori del grafico di notorietà sarebbero molto più modesti. Caro Maurizio, pesa su di te una forte responsabilità morale, sia nei confronti di quelli che il successo l'hanno cucito sulla propria pelle, strappando l'ago e il filo a rinunce e sacrifici fatti nelle scuole, nei teatri, nelle piazze, e sia nei confronti delle fasce più deboli dell'esercito dei telespettatori. Ho visto un giorno in un mercato un bambino giocare con dei soldatini e chiamarli con i nomi dei protagonisti del grande fratello. Hai sostenuto una trasmissione che, anche se con un ipocrita "bip" celava certe espressioni colorite, non dava comunque molto spazio all'immaginazione per capire, risultando quindi altamente diseducativa, tenuto conto anche della fascia oraria in cui veniva trasmessa. Sono tanti i petali di simpatia persi da te in questa occasione. Infine, colpito da un delirio di onnipotenza hai pensato bene di organizzare una puntata chiamata "Pietro contro tutti" in prima serata, con un Taricone versione re dei "coatti", con canotta strizzamuscoli senza maniche, a troneggiare sul palco del teatro Parioli, ingaggiando un vittorioso "braccio di ferro" a colpi di audience con "La Piovra", pellicola a interesse sociale in onda su Raiuno, mettendo a nudo ancora una volta, se qualcuno avesse avuto qualche ulteriore dubbio, il livello culturale dei telespettatori del "Maurizio Costanzo Show". Un'ennesima conferma di come un grande giornalista abbia potuto bruciare sulla graticola dell'interesse economico, perché audience per te vuol dire sponsor, non dimentichiamolo, la propria credibilità professionale. Del resto in nome dell'audience avevi già rifiutato di ospitare in trasmissione i rappresentanti del "Comitato Vittime del Portuense", perché chiaramente ventisette morti per te non hanno importanza, sono solo una lugubre contabilità di normale amministrazione giornaliera, di fronte al sacro inchino al potere dello sporco Dio denaro, a cui ti sei convertito e sottomesso. Vergogna!
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Vergognati, Maurizio!
di Antonello De Pierro
E' un grido di dolore quello che si leva da qualche mese dal mondo della cultura, dopo che la televisione ha catapultato nelle case degli italiani il discusso programma denominato "Grande Fratello", creando un prodotto inconsistente, che è stato immediatamente e incomprensibilmente rapito dalle cronache dei media. E quando parlo di cultura naturalmente mi riferisco a quella con la c maiuscola, quella dei grandi (purtroppo pochi) uomini, quella nella sua accezione più ampia, quella che ha da sempre rifiutato di nutrirsi di surrogati ideologici e di imparare la lezione della buona ipocrisia, tanto amata dai più. Eppure la televisione, che ormai da anni affoga in una programmazione demenziale, diseducativa, ripetitiva e scadente, ci aveva abituati da tempo allo squallore delle telenovelas e della soap opera, incollando ai teleschermi il popolo televisivo delle casalinghe, col grembiule al ventre, che tra un bucato e l'altro, per innaffiare l'arido giardino della solitudine giornaliera, si incantavano e sognavano di fronte ai miti improbabili di "Beatiful" o di "Quando si ama". Si trattava sempre e comunque di artisti che, costretti da esigenze professionali e allettati da ingaggi stratosferici, legavano il proprio nome a produzioni di scarso valore culturale. Con il "Grande Fratello" si è valicato ogni limite di decenza, i colossali interessi economici hanno relegato in soffitta qualsiasi senso di moralità. Un manipolo di ragazzi comuni, messi per cento giorni a colloquio con l'occhio freddo di una telecamera "guardona", sbattuti davanti a pupille spalancate collegate a cervelli altrettanto ristretti, e scaraventati verso una notorietà di cartone non supportata da un'adeguata preparazione professionale. Un business ben congegnato, che ha affondato facilmente le radici in un terreno intriso di sottocultura e ignoranza, atto a spremere come limoni le illusioni di un gruppo di giovani che forse avrebbero potuto intraprendere carriere sicuramente più idonee alle loro attitudini, piuttosto che essere magnificati dai "polli d'allevamento" dell'Italia provinciale che si entusiasma di fronte a tutto ciò che passa sul piccolo schermo, ma essere sottoposti giustamente al mortificante rito dell'irrisione da parte delle vere teste pensanti nazionali. Ed ecco invece i vari Pietro, Salvo, Marina, Cristina, Rocco, Lorenzo, invasati da una droga che si chiama successo, correre con la naturalezza dell'inevitabile, a suon di apparizioni varie, verso un futuro incerto, segnato da suggestioni pseudo-professionali. Di fronte ad una tale situazione non posso avvolgere le mie parole nella carta zuccherata e rinunciare a dissotterrare l'ascia di guerra della polemica. C'è una categoria in Italia fortemente rappresentata, quella degli artisti veri, spinti dal comando imperioso di un'acrobatica passione per lo spettacolo, che annaspa da sempre nell'oceano della precarietà e vive costantemente in bilico sul baratro della disoccupazione. Le scuole di preparazione artistica ne sfornano a centinaia; basta girare i teatri, anche i più piccoli, per scoprire veri talenti, di cui l'Italia non è mai stata avara. E invece ecco apparire improvvisamente sulla scena Marina La Rosa, che ubriacata dalla popolarità riesce ad offendere finanche quei fotografi che da sempre hanno fatto la fortuna dei vip, definendoli "braccia rubate all'agricoltura"; la Sofia nazionale ancora venera i professionisti dei flash a raffica ( comunque c'è da dire che sulla Loren le brume del mito si sono posate davvero). Ma il prodotto più scandaloso si chiama Pietro Taricone, che calzando la sua normale faccia da bullo di paese riesce incredibilmente a vendere la sua presenza a fior di milioni nelle discoteche di provincia e nei suoi sogni lascia ingenuamente galleggiare un futuro alla Kevin Costner: l'importante è crederci, ma purtroppo il risveglio sarà doloroso e disastroso
E' già criticabile l'operazione, che ha messo a nudo il livello di sottocultura di gran parte degli italiani, ma purtroppo per i produttori televisivi, non è facile sacrificare i propri interessi sull'altare della cultura, della moralità e del buonsenso. Ma quando un giornalista di grande spessore, con vocazione da imprenditore, marcia con i cingoli sopra ogni principio etico-professionale, allora
il caso diventa inquietante. Quanta popolarità in meno avrebbero ottenuto i ragazzi "usa e getta" del "Grande Fratello" se non fossero stati foraggiati dall'ala protettiva di Costanzo, che li ha aiutati a continuare la semina dei germi di tutti gli aspetti deteriori dell'odierna società? Probabilmente i valori del grafico di notorietà sarebbero molto più modesti. Caro Maurizio, pesa su di te una forte responsabilità morale, sia nei confronti di quelli che il successo l'hanno cucito sulla propria pelle, strappando l'ago e il filo a rinunce e sacrifici fatti nelle scuole, nei teatri, nelle piazze, e sia nei confronti delle fasce più deboli dell'esercito dei telespettatori. Ho visto un giorno in un mercato un bambino giocare con dei soldatini e chiamarli con i nomi dei protagonisti del grande fratello. Hai sostenuto una trasmissione che, anche se con un ipocrita "bip" celava certe espressioni colorite, non dava comunque molto spazio all'immaginazione per capire, risultando quindi altamente diseducativa, tenuto conto anche della fascia oraria in cui veniva trasmessa. Sono tanti i petali di simpatia persi da te in questa occasione. Infine, colpito da un delirio di onnipotenza hai pensato bene di organizzare una puntata chiamata "Pietro contro tutti" in prima serata, con un Taricone versione re dei "coatti", con canotta strizzamuscoli senza maniche, a troneggiare sul palco del teatro Parioli, ingaggiando un vittorioso "braccio di ferro" a colpi di audience con "La Piovra", pellicola a interesse sociale in onda su Raiuno, mettendo a nudo ancora una volta, se qualcuno avesse avuto qualche ulteriore dubbio, il livello culturale dei telespettatori del "Maurizio Costanzo Show". Un'ennesima conferma di come un grande giornalista abbia potuto bruciare sulla graticola dell'interesse economico, perché audience per te vuol dire sponsor, non dimentichiamolo, la propria credibilità professionale. Del resto in nome dell'audience avevi già rifiutato di ospitare in trasmissione i rappresentanti del "Comitato Vittime del Portuense", perché chiaramente ventisette morti per te non hanno importanza, sono solo una lugubre contabilità di normale amministrazione giornaliera, di fronte al sacro inchino al potere dello sporco Dio denaro, a cui ti sei convertito e sottomesso. Vergogna!
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Di
ufficio stampa
( 15/12/2007 @ 22:37:47)
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