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Intervista sul Corriere Milano
Di Cesare Fracca ( 01/11/2005 @ 23:40:51, in Generale, letto 4537 volte)
Cari amici,

volevo segnalarvi una mia intervista pubblicata sul Corriere Milano del 1° Novembre, di Giangiacomo Schiavi.

Come sempre, attendo commenti, idee e opinioni.

Un abbraccio

Cesare

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«Destra e sinistra sono il passato, pronti a una lista civica»


I Trentenni Dove eravate rimasti? Palazzo della Triennale, ore 12 di domenica. Si alza Cesare Fracca, il primo che ci ha creduto, che non si è mai arreso. E' ancora il tempo dei trentaquarantenni? «Sìììììì». Nella sala ci credono tutti. Fuori un po' meno. Dopo la fiammata in Galleria, un anno fa, è mancato il botto. Vivere Milano, il blog, gli ex giovani diventati grandi: che fine hanno fatto? Si parla di loro, e qualcuno dice: occasione mancata. Li aspettano al varco delle elezioni del sindaco. E' venuto Prodi a trovarli. «Interessanti», ha detto. L' uomo di Berlusconi, Luigi Casero, propone un progetto bipartisan: «Alleiamoci per battaglie comuni, come traffico, smog, integrazione». Ma i trentaquarantenni nicchiano. Temono di essere usati. Eppure sanno di essere all' ultima curva: o dentro o fuori.

Che cosa aspettate, Fracca? Avevate dato tante speranze, ma oggi sembrate inceppati. E' così difficile far nascere un movimento? «Ci stiamo provando, ma vogliamo ascoltare tutti. E questo, a giudicare dalla nostra assenza sui giornali, sembra un limite. Ma siamo molti di più oggi che nel gennaio scorso, quando ci presentammo in piazza Duomo. Siamo più conosciuti dalla gente e abbiamo le idee molto più chiare».

Avete criticato la società virtuale. Ma senza spot, tv, giornali, come si fa ad aggregare? Solo con il blog? «Con i sogni, gli ideali e la capacità di sintesi. Il blog, il sito ed il passaparola sono le nostre uniche forme possibili di comunicazione allargata. Non siamo appoggiati da nessun partito. In vista dell elezioni incontreremo la città di persona, contatteremo le associazioni, il volontariato, ci faremo conoscere volantinando in piazza».

Perché non avete scelto una piazza, un teatro, un luogo per lanciare il vero manifesto dei trentaquarantenni? «Lo faremo. Appena avremo il programma ci faremo sentire. Appuntamento a novembre in Triennale, aperto alla città. Poi a gennaio, in piazza Duomo».

Scenderete in campo per Milano? Da quale parte? «Né a destra né a sinistra. Da soli e indipendenti. Destra e sinistra sono ideologie superate, le tengono in piedi gli interessi reciproci, che non sono sempre quelli del cittadino».

Ci sarà una lista civica dei trentaquarantenni? «Stiamo lavorando a un programma per Milano. La lista civica può essere successiva».

Vi piaceva l' idea di Veronesi sindaco? «Come persona e scienziato moltissimo. Come sindaco vogliamo prima un programma poi un nome. Non viceversa».

Che cosa pensate di Letizia Moratti? «Nome caduto dall' alto. Il nostro futuro non può essere in mano ad un nome».

Avete incontrato il prefetto Ferrante? «Si, ci è sembrata una persona integerrima, dai valori forti»

Credete alle primarie? «Le primarie dei partiti non ci riguardano. Perché non facciamo le primarie della città di Milano, aperte alla società civile non schierata?».

Si possono fare le primarie così? «Sì. E a Milano ci sarebbe tanta partecipazione».

Come lo state scrivendo il programma per Milano? «Abbiamo elaborato un metodo originale, chiamato Sorgente Aperta, attraverso il quale, ascoltando, arriveremo al programma voluto dai cittadini. Siamo stanchi di subire il nostro futuro. Lo vogliamo decidere noi».

Adriano Celentano ha ridato voce alle critiche sulla invivibilità di Milano. Approvate? «Moltissimo. Mi ha emozionato vedere Celentano parlare di Milano ed accennare ai temi che noi stiamo analizzando nel profondo. Ad Adriano diciamo: invitaci a Rockpolitik, dai voce ai milanesi che vogliono cambiare».

Perché non avete dato voce voi a questi milanesi? «E' quello che faremo. Ma contiamo solo sulle nostre forze, con il poco tempo che ci lascia il lavoro. nessuno ci finanzia. Cerchiamo di fare quel che non fanno più i partiti: ascoltare e fare sintesi.

Avevate iniziato i contatti con il territorio in via Paolo Sarpi? Com' è andata? «Via Paolo Sarpi è vittima della presa in giro delle istituzioni. Era meglio dirlo tre anni fa: Signori abbiamo deciso di fare di Paolo Sarpi la ChinaTown di Milano dove concentrare il commercio all' ingrosso Cinese . Invece hanno raccontato altre favole, con il risultato di creare grave malcontento nell' accettazione della comunità cinese».

Che cosa non vi piace oggi di Milano? «L' incapacità di sognare una città migliore, ideale».

E che cosa vi piace? «Incontrare ogni giorno milanesi che invece ricominciano a credere che sia possibile sognare una città migliore».

Giangiacomo Schiavi