\\ LaLettera22 : Articolo
Intervista a Cesare Picco
Di Roberta Folatti ( 03/01/2006 @ 16:32:01, in Interviste, letto 1180 volte)
Cesare Picco è di Vercelli, ma abita e si rapporta con Milano ormai da quindici anni.
E’ pianista e compositore, ha collaborato con molti teatri milanesi, in particolare negli ultimi anni con il Franco Parenti, per il quale scrive le musiche dei balletti e degli spettacoli. Inoltre ha una collaborazione privilegiata con Giole Dix e ha composto gli ultimi tre balletti di Luciana Savignano.
Gli inizi della sua carriera coincidono con lo sbarco a Milano dalla provincia piemontese, ma ora che è conosciuto e apprezzato a livello internaizonale si rende conto che la sua città d’adozione non aiuta affatto i giovani autori.



Le mie prime composizioni sono nate a Milano, ho collaborato con enti e società milanesi, ho scritto per i Pomeriggi musicali, poi gradatamente la mia attività si è estesa un po’ in tutta Italia e all’estero. Il Franco Parenti per Milano ha ideato iniziative molto interessanti, tra cui ultimamente un tour nei teatri e negli spazi di quartiere, quindi fuori, ai margini dei grandi circuiti teatrali. C’è la volontà di fare qualcosa di diverso, la direttrice Ruth Samarrah è una persona che si impegna molto per la cultura milanese.
Dopo averla vissuta più intensamente, ora “uso” Milano come rete di contatti, da un punto di vista più logistico che come luogo privilegiato in cui stare.

Come sta Milano secondo te?
Non posso dire che stia bene, in questi anni è stato un malessere proggressivo, una graduale cancellazione di attività, di proposte. Facendo un parallelo – e la cosa può sembrare curiosa come fatto italiano – la lentezza di Milano è direttamente proporzionale alla velocità di Roma. Lo dico astenendomi da qualunque valenza politica: il meccanismo che ha messo in moto Roma non so quando potrà essere avviato da Milano.
Milano ha deliberatamente deciso di non far crescere la cultura, di non darle spazio, mentre Roma ha adottato una politica alla francese, dando un ruolo determinante alla cultura, come motore della città. La Francia dal dopoguerra ha affidato al Ministero della cultura e dell’istruzione un compito enorme, perchè le generazioni si forgiano in questo modo. Roma la sto frequentando molto in questo periodo e devo dire che le possibilità che hanno i nostri coetanei, fra i 30 e i 40 anni, sono dieci volte superiori alle nostre.
Non mi piace essere disfattista, nè mettermi tra quelli che dicono “Milano è morta”, la nostra città è un fenomeno particolare. Non è vero che non ci siano spazi, non è vero che non ci siano iniziative, ma si può dire che le cose che si fanno siano inutili. Ed è la percezione più brutta in assoluto.
Questo mi fa arrabbiare di Milano, perchè è una città a cui tengo, a cui sono affezionato.
Tutti nella nostra cerchia di amici abbiamo detto che vogliamo andarcene e alla fine siamo ancora, sempre, tutti qua. Milano è una città che in qualche modo tiene legati, però progressivamente abbiamo assistito a un suo svilimento.
Mi viene in mente il caso Scala: al di là delle polemiche politiche, sfido un trentenne a trovare un biglietto. E’ mancata totalmente una politica per avvicinare i giovani a questa grande istituzione.
La crisi di Milano è un po’ lo specchio di una crisi su scala nazionale, che secondo me è prima di tutto una crisi di etica, una crisi di valori.

Se dovessi raccontare Milano a un amico che non la conosce, cosa gli diresti?
Gli direi che è una città che non ti viene incontro, sei tu che devi andare incontro a lei. Roma ti assale, ti schiaccia, talmente è bella, è piena, talmente è. Milano la devi cercare tu, devi guardare dentro i cortili, devi stare col naso all’insu. Questo da un punto di vista fisico, ma anche da tutti gli altri.

La Milano di oggi e sempre più del prossimo futuro vedrà crescere la presenza di molte culture e popoli diversi: la fermentazione interculturale (rif. a Card. Martini) è un valore? Se sì come realizzarla (a scuola, nei servizi, nel tempo libero, nelle iniziative culturali...), qual è la via milanese al rendere valore questa coesistenza di diversità?
Io mi ricordo una frase della mia nipotina quando andava all’asilo qualche anno fa. Ero andato a prenderla e avevo notato che salutava una sua amichetta giapponese. Andando verso casa le dissi ‘ho visto che hai una compagna giapponese’ e lei, spontaneamente, rispose ‘no è italiana’ . Questo la dice lunga sul fatto che siamo noi che vediamo le differenze, non loro. Se fin dall’età scolare la multirazzialità e l’interculturalità vengono poste come un dato di fatto, una cosa naturale e non come un problema da risolvere, penso che siamo sulla strada giusta.

Qual è la Milano che sta emergendo dalle trasformazioni in atto?
Nel mio campo, nell’ambito musicale, non esiste una Milano che stia emergendo. Le case discografiche sono in completa crisi, sono aziende falciate all’80%, che non investono più. E non esiste più l’istituzione milanese che decideva di dare opportunità ai giovani compositori. Milano è stata la culla della musica, una macchina organizzativa e produttiva che permetteva ai giovani talenti di emergere, ora è una cosa ridicola.
Ho avuto la fortuna di girare e stare all’estero, di vedere altre realtà ed è matematico notare la differenza. Faccio un esempio: ho allacciato contatti con Madrid e ho avuto una risposta immediata da parte dei professionisti e degli enti a cui mi sono rivolto. Qui a Milano, ma in tutta Italia, la risposta è nulla. Io, nel nostro paese, ho impiegato anni ad avviare ciò che in Spagna ho avviato in tre mesi.
Un giovane che vuol far conoscere il proprio lavoro all’estero ha delle risposte: sì grazie, no grazie non ci interessa. Qui sfido chiunque ad andare a parlare con un direttore artistico: non lo trovi e si fa negare al telefono. E’ un problema di etica, di educazione, è mancanza di cultura. Se non cambia l’approccio, se non si dà maggior valore all’educazione questa città continuerà a rimanere ferma, immobile.
I giovani autori, ma vale per tutti i campi, passano anni in una continua attesa, e alla fine te ne vai all’estero, anch’io sto pensando di emigrare a Madrid... Mi piacerebbe continuare a stare a Milano ma non in questi termini.


Puoi suggerire tre cose che faresti subito per rilanciare la città relativamente al tuo settore (teatro, economia, turismo, cultura, cinema...) e gli ostacoli da rimuovere?
Prima di tutto vincolare le istituzioni concertistiche a promuovere, stanziando fondi, l’opera di giovani musicisti. E’ assolutamente fondamentale.
Poi dovrebbe esserci una maggiore comunicazione, un po’ sul modello di quella romana. A Roma c’è una grandissima presenza visiva, grafica degli eventi culturali, la gente sa cosa sucecde in città, viene informata attraverso manifesti, grandi cartelloni ecc.
A Milano manca uno stato maggiore che pianifichi e comunichi gli eventi culturali, musicali, i festival, in modo che non rimangano invisibili.
Faccio un esempio, a Roma è nata da poco la Casa del jazz e chiunque sa cos’è e dov’è, a Milano capita che le belle iniziative le scopri dopo mesi che si sono svolte.

Come sogni la Milano di domani?
Non direi niente di nuovo se puntassi sulla vivibilità. La qualità della vita è un fattore che si è decisamente appannato negli ultimi anni. Vorrei una Milano dove si sta meglio, ci si muove più facilmente.

Cosa saresti disposto a fare?
Potrei mettere a disposizione un po’ della mia esperienza, per quanto riguarda il mio lavoro. La crisi che sta vivendo la città deve portare un po’ tutti a fare uno sforzo di creatività, penso che la creatività nel proprio ambito lavorativo sia la vera risorsa a cui dovremmo affidarci tutti. Io presenterò ad ottobre il mio nuovo cd “My room” e volevo inventarmi un’ambientazione un po’ diversa, usare la città in maniera nuova. Creare spazi e situazioni nuove, bypassando i soliti posti canonici, può rappresentare uno stimolo per Milano.

Milano c’è nella tua musica, quando componi ti ispira o vai in luoghi più romantici?
Sì, nella mia musica c’è il battito della città. Assolutamente sì.
Non sono di quei musicisti che hanno bisogno della finestra davanti al mare per comporre. Anche se magari non la vivo intensamente come una volta, mi piace sapere che intorno ho una città che vive. Insomma per me è fondamentale sapere che Milano c’è...
 
Nessun commento trovato.

Scrivi il tuo commento qui:
Nome
e-Mail / Link

Per pubblicare il tuo commento, prima di premere "invia",
ti preghiamo di inserire i numeri che vedi nell'immagine qui sotto.
(serve a impedire commenti automatici di spam). Grazie !

Numeri



Disclaimer
L'indirizzo IP del mittente viene registrato, in ogni caso si raccomanda la buona educazione.

contatore