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Di Sergio Sorgi ( 24/03/2007 @ 17:46:19, in Voci dalla Consulta, letto 1462 volte)

Milano per la sicurezza: manifestazioni o agende delle priorità?


Il 26 marzo il Sindaco di Milano “aderisce” alla manifestazione contro la criminalità che la vedrà, probabilmente come unico speaker, parlare alla città e chiedere con forza a Roma l’aumento delle forze dell’ordine dislocate in città.

Mentre la sinistra stizzita si lamenta per la politicizzazione della questione-sicurezza, la destra invita i leaders politici a manifestar contro se stessi, facendo trasalire persino il Vescovo di Milano, che ha espresso, con il consueto garbo, forti perplessità su questa iniziativa.

In mezzo a una dialettica politica talora giurassica, i cittadini di Milano sanno che il problema non è l’aumento quantitativo delle forze dell’ordine ma la definizione della sicurezza e della vivibilità come priorità, cosa del tutto incompresa da una giunta che si disinteressa della qualità della vita dei propri cittadini.

E’ sufficiente andare in Via Padova, Viale Monza, Via Lorenteggio, via Valtellina, nel Quartiere Adriano, in Via Feltre, a Ponte Lambro, senza parlare di Figino, Corso Como, Quinto Romano…..per capire che non c’è nessuna priorità politica a salvaguardare i diritti dei cittadini a respirare aria decente, uscire di casa sereni o dormire.

E allora ci viene in mente, semplicemente, che il Sindaco avrà una credibilità maggiore quando invece che manifestare metterà in atto COMPORTAMENTI tali da mutare la percezione dei cittadini, che si sentono ogni mese più in balia di una barbarie di comportamenti inarrestabile.

Insomma, mentre chi governa si occupa dell’expo 2015 e di costruire grattacieli al posto degli alberi e chi si oppone pensa a rendere wi-fi la città (?) le persone di Milano si sentono sempre più oggetto di scambio e vittime di un governo della città che pubblicamente deplora ma di fatto tollera e sviluppa una vera giungla metropolitana, nella quale predomina il diritto del più forte (più protetto) sul cittadino normale, colpevole forse di non aver ancora sufficiente fiducia nelle proprie capacità collettive.

Andare o non andare alla manifestazione… questo il dilemma? Bastava, forse, ascoltare i nostri appelli a considerare i cittadini come persone o parlare onestamente con i mille comitati delle Vie di Milano e mettere in priorità le loro ultradecennali richieste per risparmiarci quest’altra, soporifera, querelle.

VivereMilano invita i frequentatori del blog a esprimere il proprio parere e a segnalare le proprie priorità sulle cose da fare in città. Chissà che qualcuno non ne tragga un sano apprendimento!

Sergio Sorgi
 
Di Andrea Carbone ( 11/02/2007 @ 23:59:09, in Voci dalla Consulta, letto 1825 volte)
Cari tutti,

venerdì sera si è svolta al Teatro Dal Verme la terza e ultima tappa degli incontri dedicati da Walter Veltroni al tema “Che cos’è la politica”.

Noi di VivereMilano c’eravamo, e per chi fosse interessato, segue il breve racconto di Andrea di un evento interessante per molti e differenti punti di vista.


CHE COS’E’ LA POLITICA – di Walter Veltroni
Raccontata da Andrea Carbone

La sala del Teatro Dal Verme è piena: i tanti posti (vuoti) riservati alle autorità vengono infatti, poco prima dell’inizio dello spettacolo, aperti al semplice pubblico.

L’attesa, densa di flash e di piccoli applausi che partono a seconda degli ingressi “vip” in sala e dei presunti avvistamenti dell’oratore rivela molto sullo stato d’animo della platea.

Mediamente delusa da un Sindaco di centrodestra, mediamente delusa da un Primo Ministro di centrosinistra, la platea milanese del Dal Verme aveva voglia di “coccole”, di calore, di speranza, di applausi.

L’oratore esordisce con un avvertimento molto importante: quella che andrà a raccontare è solo una storia; non ci sono secondi fini o messaggi nascosti.

La serata inizia come non te l’aspetti: un oratore impacciato, freddo, che legge. Il pubblico in sala lo nota, e l’attenzione è bassa. Si esordisce seguendo una delle passioni dell’oratore, il cinema, con un monologo di Chaplin. Seguono immagini sulla caduta del muro di Berlino, su piazza Tiennamen …

La serata piano piano prende quota, e i filmati danno una grossa mano: Martin Luther King, Zaccagnini, Berlinguer, Foa, Ambrosoli, JFK, Craxi, perfino il neo candidato Obama, e tanti altri. Le belle immagini e le citazioni si moltiplicano, il respiro si allarga. Si giunge dopo poco più di due ore al gran finale con immagini prese dal film Bobby (su Bob Kennedy); al termine la sala si scioglie in un lungo caloroso applauso, interrotto dall’uscita anticipata dell’oratore, quasi intimorito da tanto calore.

Accese le luci, il pubblico in sala parla, discute. Era una serata fatta per seminare dubbi, aprire domande, poche le risposte.

Tanti i temi toccati: il bisogno di una politica di lunga prospettiva, con le persone al centro, per rispondere alle solitudini e alle paure dei cittadini globali del XXI secolo.

La sensazione è quella di un Veltroni leader potenziale. Di una persona che sta cercando di crescere, che come tutti noi ha tante domande e poche risposte. Ha dichiarato di cercare conforto nei grandi del passato, e così ha fatto, condividendolo con il pubblico.

In sintesi : se fosse stato uno spettacolo, avrebbe raggiunto appena la sufficienza. Trattandosi però di una sperimentazione da parte di un personaggio politico, la serata è senz’altro definibile come riuscita.

Si torna a casa con una possibile risposta a “che cos’è la politica” : vocazione, non professione. Offrire visione, prospettiva, speranza. Passione e ragione. Tentare l’impossibile per raggiungere il possibile.

Per chi fosse interessato, qui è possibile leggere l'intervento integrale di Walter Veltroni.
 
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