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Di Andrea Carbone ( 11/02/2007 @ 23:59:09, in Voci dalla Consulta, letto 1548 volte)
Cari tutti,

venerdì sera si è svolta al Teatro Dal Verme la terza e ultima tappa degli incontri dedicati da Walter Veltroni al tema “Che cos’è la politica”.

Noi di VivereMilano c’eravamo, e per chi fosse interessato, segue il breve racconto di Andrea di un evento interessante per molti e differenti punti di vista.


CHE COS’E’ LA POLITICA – di Walter Veltroni
Raccontata da Andrea Carbone

La sala del Teatro Dal Verme è piena: i tanti posti (vuoti) riservati alle autorità vengono infatti, poco prima dell’inizio dello spettacolo, aperti al semplice pubblico.

L’attesa, densa di flash e di piccoli applausi che partono a seconda degli ingressi “vip” in sala e dei presunti avvistamenti dell’oratore rivela molto sullo stato d’animo della platea.

Mediamente delusa da un Sindaco di centrodestra, mediamente delusa da un Primo Ministro di centrosinistra, la platea milanese del Dal Verme aveva voglia di “coccole”, di calore, di speranza, di applausi.

L’oratore esordisce con un avvertimento molto importante: quella che andrà a raccontare è solo una storia; non ci sono secondi fini o messaggi nascosti.

La serata inizia come non te l’aspetti: un oratore impacciato, freddo, che legge. Il pubblico in sala lo nota, e l’attenzione è bassa. Si esordisce seguendo una delle passioni dell’oratore, il cinema, con un monologo di Chaplin. Seguono immagini sulla caduta del muro di Berlino, su piazza Tiennamen …

La serata piano piano prende quota, e i filmati danno una grossa mano: Martin Luther King, Zaccagnini, Berlinguer, Foa, Ambrosoli, JFK, Craxi, perfino il neo candidato Obama, e tanti altri. Le belle immagini e le citazioni si moltiplicano, il respiro si allarga. Si giunge dopo poco più di due ore al gran finale con immagini prese dal film Bobby (su Bob Kennedy); al termine la sala si scioglie in un lungo caloroso applauso, interrotto dall’uscita anticipata dell’oratore, quasi intimorito da tanto calore.

Accese le luci, il pubblico in sala parla, discute. Era una serata fatta per seminare dubbi, aprire domande, poche le risposte.

Tanti i temi toccati: il bisogno di una politica di lunga prospettiva, con le persone al centro, per rispondere alle solitudini e alle paure dei cittadini globali del XXI secolo.

La sensazione è quella di un Veltroni leader potenziale. Di una persona che sta cercando di crescere, che come tutti noi ha tante domande e poche risposte. Ha dichiarato di cercare conforto nei grandi del passato, e così ha fatto, condividendolo con il pubblico.

In sintesi : se fosse stato uno spettacolo, avrebbe raggiunto appena la sufficienza. Trattandosi però di una sperimentazione da parte di un personaggio politico, la serata è senz’altro definibile come riuscita.

Si torna a casa con una possibile risposta a “che cos’è la politica” : vocazione, non professione. Offrire visione, prospettiva, speranza. Passione e ragione. Tentare l’impossibile per raggiungere il possibile.

Per chi fosse interessato, qui è possibile leggere l'intervento integrale di Walter Veltroni.
 
Di Laura Cremonesi ( 04/02/2007 @ 18:26:08, in Zona 3 con Laura, letto 802 volte)

Ho scelto di fondare VivereMilano con altri cittadini perché sentivo il bisogno di impegnarmi in prima persona per la mia città.

Ho partecipato alle elezioni comunali perché VivereMilano voleva offrire un’opportunità sincera e pulita nel panorama politico.

Sono stata eletta (per un palese e inconfutabile errore, sicuramente non il solo) consigliere capogruppo nel Consiglio di Zona 3.

Ho partecipato alle prime sedute e ho redatto i relativi report (qui e qui ndr)

La mia professione ha reso praticamente impossibile la frequentazione delle innumerevoli commissioni convocate in orari per me impossibili a causa della mia professione.

Questi i fatti.

Le considerazioni?

Parte le ho già espresse nei report pubblicati sul sito di VivereMilano che invito tutti a leggere ( qui e qui ndr)

Le riunioni di Consiglio alle quali ho partecipato mi hanno lasciato stupefatta.

Riunioni scolastiche perché il comportamento dei partecipanti assomigliava moltissimo alla ricreazione di una scuola elementare.
Riunioni inconcludenti perché l’obiettivo primario era quello di contrastare l’avversario politico giocando sull’interpretabilità delle norme; l’importante è non dargli ragione.
Riunioni durante le quali il cittadino non è una reale priorità.

Ma questa è la politica.
Come è politica il balletto di telefonate ricevute delle due fazioni politiche perché rappresentavo un possibile voto in più a favore di una o dell’altra.

La politica per come la intendiamo oggi. E non possono esistere altri meccanismi, almeno finchè non se ne crei uno nuovo, rivoluzionario. Che forse risiede nell’applicazione del banale buon senso. Che ritrovo sempre meno.

Sono stata un pesce fuor d’acqua perché ho parlato come cittadina, perché non mi importava quale fosse la posizione della mia sedia (a destra o a sinistra, devi decidere!), perché ho detto loro che la disattenzione e il non ascolto non sono accettabili. Perché i telefonini e i giornali non devono far parte di una riunione.
Riunioni parallele, accordi sui voti, strategie politiche, il Comune lontanissimo, i cittadini assenti e quelli presenti impotenti. Questo è ciò che ho visto e sentito.

Da ex consigliera non sono, però, in grado di affermare se il consiglio di zona 3 ha compiuto azioni utili per i cittadini o se non ha mai ottenuto un risultato. Non ho frequentato sufficientemente.
Ma ho capito che è una macchina che replica in piccolo il modello più grande, senza soldi.

Mi sono chiesta se un normale cittadino debba aspettare la pensione o peggio ancora rimanere senza lavoro per occuparsi della “vita civica”.

Forse la riduzione del numero di consiglieri consentirebbe di incaricare professionisti, retribuiti secondo criteri meritocratici dettati dai cittadini.

Lo sapevate che per ricevere il gettone è sufficiente presenziare alle commissioni mezz’ora più un minuto? Beh, fate un’operazione matematica: n° consiglieri x numero commissioni x numero consigli di zona.

E sempre per parlare di sprechi vi informo che per riconoscere, a livello giuridico e quindi effettivo, l’evidente errore della mia elezione (causato da una errata interpretazione del metodo di calcolo!!!) VivereMilano e la mia persona hanno subito un ricorso al TAR con tanto di avvocati.

Lo strumento Consiglio di zona non è utile ai cittadini. Almeno per come oggi è concepito.

Laura Cremonesi
 
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